Il Parlamento europeo ha cambiato il motore di ricerca predefinito per i suoi account interni e ha impostato Qwant come opzione iniziale per eurodeputati, assistenti e funzionari a partire dal 4 giugno. La decisione riguarda le impostazioni tecniche dell’Assemblea e non costituisce una norma vincolante per i cittadini dell’Unione: ogni utente può scegliersi un motore diverso dopo il primo accesso. Questa operazione nasce come atto amministrativo con una forte valenza politica, pensato per segnalare la preferenza dell’istituzione verso soluzioni che pongono attenzione alla protezione dei dati. La modifica è stata comunicata agli interessati tramite una email interna che, secondo fonti giornalistiche, richiama l’impegno del Parlamento per la sovranità digitale e la tutela degli utenti.
Indice
Perché il Parlamento ha scelto Qwant
La scelta mira a sostenere operatori tecnologici europei e a ridurre l’affidamento agli operatori tecnologici statunitensi che dominano il mercato. Il messaggio ufficiale parla di sovranità digitale: con questo termine si intende la capacità di controllare dati, infrastrutture e servizi digitali secondo regole e standard europei. Il cambio di motore serve anche a evidenziare preoccupazioni relative alla profilazione degli utenti e all’uso commerciale dei dati personali. L’adozione di un motore che dichiara di limitare la raccolta e la vendita di informazioni è quindi un segnale politico verso un modello tecnologico differente.
Che cos’è Qwant
Qwant è una società francese nata nel 2011 e operativa pubblicamente dal 2013, che si presenta come un motore di ricerca focalizzato sulla privacy. I suoi slogan principali sottolineano l’idea che la piattaforma «non sappia niente di te» e che l’utente sia considerato utente e non prodotto commercializzabile. Sul piano pratico l’azienda dichiara di non conservare cronologie di ricerca e di non vendere profili degli utenti a terze parti, elementi che costituiscono la base della sua proposta differenziata rispetto ai grandi concorrenti. Pur mostrando annunci pubblicitari tra i risultati, Qwant afferma di non profilare gli utenti per finalità pubblicitarie senza il loro esplicito consenso.
Pratiche di dati e servizi avanzati
La differenza principale rispetto ai principali motori di ricerca sta nella modalità con cui vengono raccolti e incrociati i dati: i grandi operatori raggruppano informazioni provenienti da ricerche, posta elettronica, video e mappe per migliorare la personalizzazione dei risultati. Qwant limita questa pratica di profilazione automatica, ma per accedere ad alcuni servizi più avanzati, come funzionalità sviluppate con intelligenza artificiale, richiede la registrazione mediante account collegato a un indirizzo email. Questo significa che per funzionalità evolute l’azienda può comunque necessitare di dati identificativi, ma specifica che la profilazione resta condizionata al consenso. La presenza di account rende quindi possibile una gestione più trasparente delle autorizzazioni rispetto ad approcci che integrano dati da molteplici servizi senza distinzione.
Strumenti per minori e controllo dei contenuti

Tra i servizi offerti c’è il browser dedicato ai minori, chiamato Junior, pensato per consentire ai genitori di impostare ricerche sicure e controllare l’accesso a contenuti sensibili. Anche nella versione generalista del motore è disponibile un sistema di filtri per i contenuti per adulti, configurabile su livelli: nessuno, moderato o rigido, in modo da adattarsi a diverse esigenze di protezione. Queste opzioni sono valutate positivamente da regolatori attenti alla tutela dei minori online, perché offrono strumenti di controllo a livello di motore di ricerca. L’esistenza di filtri e di un browser dedicato sottolinea l’impegno dell’azienda a offrire funzionalità specifiche per la sicurezza dei gruppi più vulnerabili.
Un indice di ricerca europeo
A fine 2024 Qwant ha avviato una joint venture con la piattaforma tedesca Ecosia, denominata “European Search Perspective”, con l’obiettivo di costruire un indice di ricerca gestito in Europa. Un indice di ricerca è un catalogo di pagine web, archivi e algoritmi che consente di trovare contenuti sul web: controllarlo localmente significa mantenere in Europa l’accesso ai dati che alimentano le ricerche. L’iniziativa punta a creare una base tecnica alternativa a quella fornita dai grandi operatori esterni all’Unione, integrando attenzione alla privacy e responsabilità nella gestione. Il progetto rappresenta un tentativo di coniugare tecnologia, mercato e diritti, pur restando su scala molto contenuta rispetto agli attori globali.
Dimensione di mercato e diffusione
I numeri mostrano quanto sia limitata la presenza di Qwant nel panorama delle ricerche web: secondo le rilevazioni di StatCounter, oggi Qwant copre circa lo 0,14% delle ricerche in Europa, mentre Google detiene oltre l’88% del mercato. Anche nel Paese d’origine, la Francia, la quota di Qwant risulta inferiore all’1%, dettaglio che rende evidentemente ridotta la sua diffusione commerciale rispetto ai colossi. Questi dati spiegano perché l’adozione da parte di istituzioni pubbliche rappresenti un evento significativo per la visibilità del servizio, ma non muta automaticamente la struttura del mercato. Per competere su larga scala saranno necessari investimenti, sviluppo di prodotti competitivi e fiducia degli utenti oltre al sostegno istituzionale.
Effetti pratici e possibilità di scelta
Dal punto di vista pratico il cambiamento deciso dal Parlamento è un’impostazione predefinita e non impedisce agli utilizzatori di tornare a un altro motore in qualsiasi momento. Questa caratteristica tecnica mantiene la libertà d’uso degli strumenti digitali individuali all’interno dell’istituzione, mentre la misura rimane anche un messaggio politico verso il mercato tecnologico. Il gesto istituzionale mira a promuovere alternative europee e a mettere in evidenza la necessità di regole che tutelino la privacy e la concorrenza. Rimane aperto il quesito su quanto un’azione di questo tipo possa spostare effettivamente i rapporti di forza nel mercato delle ricerche online su scala continentale.
Considerazioni finali sull’iniziativa
La scelta del Parlamento mette in luce temi più ampi: concentrazione del mercato digitale, protezione dei dati personali e ruolo delle istituzioni nel sostenere operatori locali. L’intervento non modifica le abitudini globali degli utenti ma funge da segnale politico e operativo che punta a valorizzare un’alternativa made in Europe. Il successo a lungo termine di Qwant dipenderà da fattori tecnici, commerciali e dalla capacità di guadagnare fiducia al di fuori dei circuiti istituzionali. Per chi segue l’evoluzione del mercato digitale la decisione rappresenta un episodio emblematico delle tensioni tra sovranità digitale e infrastrutture globali.
FAQ
La modifica riguarda gli account interni usati da eurodeputati, assistenti e funzionari: Qwant è impostato come predefinito ma ogni utente può cambiare il motore nelle proprie impostazioni. Si tratta di una misura amministrativa interna e non di una normativa rivolta ai cittadini dell’Unione.
Qwant dichiara di non conservare le cronologie di ricerca e di non vendere i dati personali a terze parti; mostra annunci ma sostiene di non profilare gli utenti per pubblicità senza il loro consenso. Per servizi avanzati o sviluppati con AI può richiedere la registrazione con account e indirizzo email.
La differenza principale è l’approccio alla profilazione: i grandi motori aggregano dati provenienti da molti servizi per personalizzare risultati e annunci, mentre Qwant limita la raccolta e l’incrocio dei dati e basa la profilazione solo su esplicito consenso. Questo influisce sulla personalizzazione dei risultati e sulle pratiche di advertising.
Le rilevazioni indicano una diffusione molto ridotta: circa lo 0,14% delle ricerche in Europa secondo StatCounter, contro oltre l’88% di Google. L’adozione da parte del Parlamento aumenta visibilità e uso all’interno delle istituzioni, ma una crescita significativa richiederà miglioramenti tecnici, investimenti e fiducia diffusa degli utenti.